Suite de LE IMPERDONABILI alle scrittrici chiamate a un dono più grande della scrittura: l’Amore

Trama

La suite de “Le Imperdonabili” è un ritratto teatrale di una delle più intense e commoventi figure del Novecento, Etty Hillesum, giovane scrittrice olandese che si trasferirà volontariamente nel campo di concentramento di Westerbork, per contribuire ad alleviare le sofferenze degli internati, e finirà i suoi giorni ad Auschwitz, il 30 novembre del 1943, a ventinove anni d’età.

Protagonista della propria storia, tra le “imperdonabili” convocate nel libro di Laura Boella, e tra le scrittrici che hanno patito l'esperienza del lager, la figura forse più luminosa ed estrema è quella di Etty Hillesum, interprete lucidissima dell’irriducibile conflitto tra annientamento e creazione che ha segnato l’offesa della Shoah.

La trama testuale del racconto coglie l'attrice Clara Galante ad essere testimone di Etty tra il tramonto e l’alba del 6 giugno 1943, nelle ore che precedono l’ultimo viaggio verso Westerbork. Nel tronco principale del suo Diario e della sua ultima lettera, si innestano i rami laterali delle prose e delle poesie di altre scrittrici "imperdonabili" del Novecento: le sue inconsapevoli eredi letterarie votate a un dono più grande della scrittura, l’Amore. Del resto, la stessa linfa percorre queste pagine, quella di una scrittura aforistica, non narrativa, obliqua, mai pacificata e sempre vitale, vibrante.


Informazioni aggiuntive

  • Cast: Clara Galante
  • Date Programmazione:

    Regia: Alessio Pizzech

    Elaborazione drammaturgica a cura di Clara Galante, dal testo “Le Imperdonabili - L’ultima lettera di Etty Hillesum” di Guido Barbieri, ispirato al libro di Laura Boella Le Imperdonabili

    Musiche dalla memoria di

    Pavel Haas / Viktor Ullmann / Jorge Grundman

    Hans Krása / Olivier Messiaen

    a cura di Dario Arcidiacono su idea di Guido Barbieri

    Costumi Metella Raboni

    Tecnica a cura di Richard Garguilo

    Note del regista

    Etty immersa nelle atrocità delle deportazioni trova forza ed entusiasmo per affrontare un pensiero complessivo su sé stessa e sui rapporti sociali che si trova a vivere; Etty supera la propria condizione di vittima e diventa protagonista della propria storia”.

    Sono passati circa cinque anni da queste righe che scrissi per un laboratorio teatrale che avrei tenuto su Etty Hillesum ed eccomi ora con poche righe a raccontarvi questo nostro “piccolo ma prezioso gioiello creativo” che intorno a Etty vede, per la prima volta, l’intrecciarsi di musica, parola detta e parola cantata.

    Nello spazio delimitato di quattro sedie una donna deve fare i conti con gli oggetti da portare via; lei donna matura che ha visto la vita passare davanti a lei, sul suo corpo attraversato dall’esistenza, si confronta oggi con gli oggetti che la raccontano; più lontano, su di un tavolo, un diario scritto nel passato e fermo lì ad attendere di essere vissuto, ripreso? riletto? come testimonianza di qualcosa che è stato.

    Lei è Imperdonabile, lo sarà sempre nella sua rivolta verso il mondo, nella sua capacità di leggere il tempo, la storia e gli accadimenti attorno a lei; lei sarà sempre Imperdonabile davanti al giudizio di una società costruita e strutturata da uomini.

    Il dolore e la forza del coraggio e della testimonianza si dipanano così attraverso pochi gesti, poche luci, in un concerto di voci in lei stessa che si scopre non sola, ma accompagnata e visitata da altre donne a loro volta sorelle, madri e amiche del suo segreto, del suo scoprire istante dopo istante il mondo.

    Un teatro che definirei da camera dove la parola detta fa eco alla musica, dove i gesti evocano e dove solo un’attrice come Clara Galante poteva raccontare questo lungo tragitto dal tramonto all’alba, senza piegarsi ad essere Etty ma a farsi mezzo per dialogare con Etty!

    Nel dialogo fisico tra i due luoghi della rappresentazione, l’attrice farà esperienza del pensiero di Etty e lo farà proprio, dialogando il proprio presente di donna con quello del personaggio e facendo sì che la storia non resti qualcosa di bloccato, fermo, immobile ma che si crei un movimento emotivo: che la memoria di Etty sia di stimolo per una capacità di leggere il presente con più coraggio, per immaginare un futuro di cambiamento e di trasformazione per chi verrà dopo di noi. (Alessio Pizzech)